PIZZICA, BATTI E SUONA  ♪  

LA RELAZIONE MUSICALE COME SPAZIO EMPATICO DI APPRENDIMENTO ALL'INTERNO DI UN PERCORSO DI CURA NELL'OSPEDALE PEDIATRICO

Nelle pagine di questo articolo racconterò la mia esperienza di musicista in corsia presso l'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. La Musica in Ospedale fa parte di un progetto più ampio che prende il nome di Play Therapy, in cui rientrano attività complementari alla cura sanitaria ospedaliera quali la Ludoteca, i Clown in Corsia, la Pet Therapy e l'Ortogiardino.  Nello specifico prenderò in considerazione le possibilità e gli aspetti di apprendimento che ruotano intorno alla relazione musicale, osservandoli da una prospettiva analitico transazionale. 

 

 

“Avvicinarsi ad un bambino e alla sua famiglia in funzione di “cura” significa costruire una relazione con l'ambiente vitale, creare un concerto a più voci, individuare e distinguere gli interventi, rispettare i tempi.

L'incontro potrebbe configurarsi come un concerto: tante voci, tanti suoni, diverse tonalità. Bisogna apprendere a fare musica insieme.” 

Dolores Munari Poda

 

 

Cosa ci fa un musicista nei reparti dell' ospedale?

Ognuno di noi in un qualche momento della propria vita ha potuto sperimentare il forte potere evocativo della musica. Provate a ripescare un ricordo di questa esperienza. Forse essa ha tirato fuori un'emozione che aveva bisogno di esprimersi, forse l'ha accompagnata e cullata, sostenuta, raccontata a qualcuno che ci è caro.

LA MUSICA È UN LINGUAGGIO CHE ARRIVA LÀ DOVE LE PAROLE NON ARRIVANO, RAPPRESENTANDO UN CANALE PRIVILEGIATO DI COMUNICAZIONE.

All'interno dell'ospedale pediatrico, la musica diventa il mezzo attraverso cui bambini e adolescenti possono esprimere le proprie emozioni, il proprio stato d'animo, "contagiando" spesso i genitori e le figure che si prendono cura di loro nel periodo di ospedalizzazione. La figura professionale che permette lo svelarsi di tale esperienza è il musicista in corsia, che nel suo bagaglio ha la formazione di alto livello in uno strumento musicale e la formazione specifica per lavorare nel contesto pediatrico ospedaliero. Quest'ultima comprende un raggio più ampio di competenze tecniche in campo melodico, armonico e ritmico tra cui l'utilizzo della voce, la capacità improvvisativa, l'utilizzo di percussioni, le body percussion, e di competenze emotive quali l'empatia, la sintonizzazione emotiva, la capacità di saper leggere una determinata situazione e riconoscere le emozioni.

L'attività del musicista si svolge presso i reparti di Pronto Soccorso, Prelievi, Degenze, Chirurgia, Neurosensoriali, Oncoematologia, Neuro-oncologia, Trapianto Midollo Osseo, Odontostomatologia, Terapia Intensiva Neonatale, Rianimazione, Subintensiva, Day Hospital Chirurgico, Malattie Dismetaboliche e Ambulatori. Incontrando quotidianamente moltissime persone egli instaura con loro, ed in particolare con i piccoli e giovani pazienti, una relazione che non utilizza quasi mai il linguaggio vocale, ma si avvale di quello musicale, paralinguistico, cinesico e prossemico. Durante il suo intervento il musicista utilizza in modo integrato i tre stati dell'Io Genitore, Adulto e Bambino e, mantenendo vispo il Piccolo Professore che intuitivamente coglie il clima emotivo di una camera, crea una relazione con ogni nucleo familiare, facendo una proposta musicale specifica e consona rispetto alla situazione che incontra, utilizzando intuizione e capacità relazionali, il proprio strumento musicale, la sua voce, ed altri strumenti a percussione o oggetti sonori che porta con sé all’interno di un giacchetto colorato multitasche. Il suo intervento cambia quindi a seconda dei reparti in cui lavora, la richiesta specifica che può essergli fatta in quel momento come l'addormentamento o il risveglio del paziente, distrazione, stimolazione, rilassamento, insegnamento, il paziente e la famiglia che incontra.

 

Suonare, imparare, guarire

L'intervento musicale veicola un messaggio di Okness, non c'è un modo giusto o sbagliato di fare musica, “l'errore” viene colto, sviluppato e trasformato attraverso l'improvvisazione. Gli strumenti a percussione sono facilmente intuibili e in numero doppio o triplo per tipologia di strumento per poter creare dialoghi e composizioni sonore, in modo che tutte le persone presenti possano entrare nel vivo della musica e suonare. Il musicista fornisce il permesso di giocare e suonare all'interno di un contesto poco familiare e sanitario, di essere libero nell'espressione musicale, di poter esplorare le dinamiche piano-forte, i ritmi, il permesso di inventare.

La musica entra nella relazione, confluisce a più livelli creando uno spazio empatico che permette l'espressione di qualcosa che si crea insieme. Questo spazio empatico e di sintonizzazione emotiva, genera uno scambio relazionale ricco, pieno, in cui sono protagonisti suoni e gesti musicali. Qui si apre una finestra sulla possibilità di apprendimento, che si rivela reciproco tra il musicista ed il paziente ospedalizzato. Il musicista fa una proposta musicale scegliendo sul momento un brano dal proprio repertorio in base al contesto situazionale ed emotivo, lo modifica inserendo un momento di improvvisazione e di presentazione di un oggetto sonoro o strumento percussivo mostrandone le possibilità sonore, lasciando uno spazio in cui l'altro può rispondere ripetendo la proposta o creando una sequenza nuova. Il musicista esce dall'intervento musicale arricchito, con un'ulteriore esperienza relazionale musicale appresa, mentre il paziente ha appreso per modellamento e sperimentato un senso di autoefficacia nel suonare uno strumento spesso per lui completamente nuovo.

L'apprendimento avviene all'interno di un intervento strutturato ma elastico, che permette versatilità a seconda della circostanza e possibilità di improvvisazione in un tempo ed uno spazio creativo in relazione. La struttura conferisce un senso di sicurezza e contenimento, all'interno della quale si rende possibile il disvelarsi della composizione musicale. L'intervento coinvolge sia i piccoli e i giovani pazienti che i genitori o gli accompagnatori, i medici, gli infermieri, i fisioterapisti, gli oss. Il clima emotivo della stanza spesso cambia in seguito all'intervento, si trasforma, le energie vengono ridistribuite: qualcuno modifica il proprio umore e si attiva divertito, qualcun' altro si rilassa e si addormenta. Talvolta vengono lasciate delle “tracce sonore”, ovvero strumenti costruiti con materiale ospedaliero di riciclo, che i pazienti ed i loro genitori possono continuare a suonare durante la degenza ed una volta tornati a casa.

 

L'armadio della musica

Tra i numerosi progetti attivati di musica in corsia, ne esiste uno specifico dedicato alle lezioni di musica. Nel reparto di Oncoematologia dell'ospedale è presente un armadio rosso, pieno di strumenti musicali di misure diverse tra cui violini, viole, violoncelli, flauti dolci e traversi, sassofoni, clarinetti, chitarre acustiche, batteria, chitarra basso e pianoforte elettrico. Questi strumenti vengono messi a disposizione per i bambini ed i ragazzi che dovranno affrontare cicli di cura in reparto e in day hospital: prendendo un accordo reciproco per un progetto a lungo termine, i musicisti insegneranno loro a suonare lo strumento scelto oppure porteranno avanti l'insegnamento musicale se il giovane paziente già pratica musica nella sua vita quotidiana. Si crea così un ponte tra l'esterno e la vita all'interno dell'ospedale, portando nella vita delle famiglie e dei pazienti un senso di continuità e progettualità nel futuro.

IL MUSICISTA LAVORA CON LA PARTE SANA DEL BAMBINO E DELL'ADOLESCENTE, CON LE SUE RISORSE, CON LA “PHYSIS”, LA FORZA VITALE POSITIVA E CREATIVA.

Suonare ed imparare uno strumento durante un momento così delicato della propria vita, rappresenta un fattore sociale che promuove lo sviluppo di resilienza, intasa come quella capacità che le persone hanno di affrontare e superare un trauma e le difficoltà della vita. Per i bambini ed i ragazzi la lezione di musica può diventare il momento “clou” della giornata, tra una seduta di chemioterapia e una visita medica o un prelievo del sangue. L'approccio didattico è all'insegna del divertimento e del fare musica insieme, della flessibilità ed elasticità, tenendo ben presenti il maggior numero di variabili possibili. Tra maestro, allievo e genitori si veicolano, attraverso il modo di stare in relazione, le posizioni esistenziali “Io sono OK, tu sei OK.. suoniamo!”. Si crea quello spazio relazionale adatto all'apprendimento in una situazione così particolare e delicata, pieno di empatia, carezze, emozioni, sintonizzazione emotiva e creatività. Genera un sentimento di commozione vedere quali energie e quali forze i giovani pazienti tirano fuori pur di imparare una diteggiatura nuova, un fraseggio o semplicemente produrre suoni e ritmi divertendosi insieme al musicista. Una volta usciti dall'ospedale, in molti proseguono lo studio musicale e, quando vi tornano per le visite di controllo, sanno che prima o dopo la visita potranno fare la loro lezione di musica.

 

Genitori Musicali in T.I.N.

Nel reparto di Terapia Intensiva Neonatale è in corso un progetto sperimentale che prende il nome di “genitori musicali”. I diretti interessati sono infatti i genitori di bambini prematuri o nati con patologie mediche e chirurgiche proprie del periodo neonatale. I musicisti insegnano ai gruppi di neo-genitori ninne nanne e filastrocche da cantare ai loro piccoli, costruiscono insieme uno strumento musicale adatto all'età da poter suonare in reparto, vicino all'incubatrice o alla cullina, per accompagnare il canto appreso. Durante il gruppo i brani vengono fatti propri grazie alla ripetizione del canto strofa dopo strofa, vengono riproposti in movimento e nell'interazione con gli altri, infine si utilizzano tecniche di role playing per far sperimentare ad ogni partecipante sia la posizione del neonato che quella del genitore. La relazione è ancora una volta centrale e diventa veicolo dell'apprendimento, che in questo caso è a cascata: dal musicista al genitore, dal genitore al piccolo paziente. I genitori ampliano il proprio bagaglio di conoscenze ed imparano a dare “carezze sonore” al proprio neonato, sperimentano un modo nuovo e diverso di stare in relazione con lui. Dall'altra parte, il piccolo paziente è nutrito da un ambiente arricchito ed ha la possibilità di incamerare e riconosce gli stimoli che gli vengono via via forniti.

 

La missione del musicista in corsia diventa quella di trasformare l'esperienza in ospedale, per quanto difficile e complessa, rendendola arricchente e connotata da un punto di vista dell'apprendimento e della crescita, sia individuale che familiare. Ancora, creare e portare continuità all'interno dell'ospedale con il fuori dall'ospedale, fare della malattia una opportunità.

 

Bibliografia:

BERNE E., Principi di terapia di gruppo, Astrolabio, Roma, 1986

KÜBLER-ROSS E., Imparare a vivere, imparare a morire. Riflessioni sul senso della vita e sull'importanza della morte, Armenia, Milano, 2001

PERONDI A., La musica in ospedale. Un progetto e i primi risultati. Quaderni ACP, Associazione Culturale Pediatri, 2005; volume 12(5): 210-211

PIERINI A., Da grande farò il ventilaio. L'Analisi Transazionale nella cura dei bambini, Alpes, Roma, 2015

ROMANINI M.T., Costruirsi persona, La vita felice, Milano, 1999

STEWART J., JOINES V., L'analisi transazionale: guida ai rapporti umani, Garzanti, Milano, 2010

WINNICOTT D. W., Gioco e realtà, Armando Editore, Roma, 2001

 

Sitografia:

www.athenaeummusicale.it/Cooperativa/MusicainCorsia.htm

 

Biografia:

MATILDE ORSECCI: Psicologa e psicoterapeuta Psicodinamica a indirizzo Analitico Transazionale, CTA in formazione, musicista diplomata in viola, musicista in corsia.

 

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